Viaggio della memoria: un percorso di consapevolezza e responsabilità
L’esperienza del viaggio della memoria, preceduta da incontri di preparazione e approfondimento, ha offerto agli studenti l’opportunità di confrontarsi con i luoghi e i temi della Shoah in un percorso intenso di riflessione storica e personale.
La visita a Cracovia, al quartiere ebraico di Kazimierz, alla Fabbrica di Schindler e ad Auschwitz-Birkenau ha trasformato la conoscenza in partecipazione emotiva e consapevolezza civile.
La testimonianza che segue restituisce, con sincerità e intensità, le emozioni, le scoperte e le riflessioni maturate lungo questo cammino.

"Il viaggio della memoria è stato uno dei percorsi più intensi e trasformativi della mia vita: non solo un viaggio fisico, ma un cammino interiore fatto di consapevolezza ed emozioni profonde. Ho scoperto questa opportunità grazie a un incontro a scuola, dove ci è stato presentato il progetto dell’associazione Deina. Fin da subito ho sentito il desiderio di partecipare e la candidatura mi ha fatto capire che stavo scegliendo davvero di mettermi in gioco.
Prima della partenza io, Elisa e Magalì, insieme ai nostri compagni di viaggio, abbiamo seguito quattro incontri preparatori con le tutor, Vittoria ed Elena. Il primo, il 7 gennaio 2026, era dedicato a vittime e carnefici, partendo dalla scena iniziale di “Bastardi senza gloria”. Da lì è nata una riflessione sulla paura, sulla responsabilità e sulle scelte umane. Il secondo incontro, il 14 gennaio, riguardava il totalitarismo: attraverso la canzone “Sarò re” del Re Leone sono emersi gli elementi tipici dei regimi totalitari, collegati poi al nazismo. Il terzo, il 21 gennaio, era dedicato alla persecuzione delle minoranze non ebraiche. Io ero Luciano “Lucy” Salani, ragazzo transessuale e dovevo tracciare il suo percorso di vita. L’ultimo incontro, il 4 febbraio, era incentrato sul Battaglione 101: immedesimarsi in uomini comuni che scelsero di uccidere è stato sconvolgente.
L’11 febbraio siamo partiti. Durante il viaggio ci sono stati consegnati due libri: uno per annotare i nostri pensieri e uno con attività sulla Seconda guerra mondiale. Arrivati a Cracovia, la bellezza della città contrastava con il peso della storia. Nel pomeriggio ci siamo dedicati a un’attività a gruppi per conoscerci meglio e la sera abbiamo cenato tutti insieme.
Il giorno seguente è iniziata la scoperta del quartiere ebraico di Kazimierz e dell’ex ghetto, con le 70 sedie in bronzo. La storia del farmacista Tadeusz Pankiewicz mi ha colpito profondamente. Successivamente ci siamo spostati alla Fabbrica di Schindler e poi davanti al “muro del ghetto”, costruito come tante lapidi, ho provato un brivido. La sera abbiamo assistito allo spettacolo “La scelta”, che ci ha portati a riflettere sul valore delle decisioni.
Il 14 febbraio siamo entrati ad Auschwitz-Birkenau. L’immensità del campo, il binario, il vagone merci: tutto trasmetteva un senso di vuoto e disumanità. Durante la lettura di Primo Levi le lacrime sono scese senza che potessi fermarle. Le baracche, le cuccette, i resti delle camere a gas: ogni dettaglio parlava di sofferenza.
Ad Auschwitz I mi hanno colpito i 2000 kg di capelli, le valigie, gli occhiali, le protesi: oggetti che raccontano vite spezzate.
Il giorno dopo, durante l’attività di rielaborazione guidata da Vittoria, sono scoppiata a piangere. Nel pomeriggio, durante l’assemblea con 600 ragazzi, abbiamo ascoltato lettere e riflessioni. Mi ha toccato in particolare un pezzo della lettera che l’associazione ha voluto scrivere a Monsieur LaPadite, “Caro monsieur LaPadite, vogliamo credere in un mondo in cui il bene non sia l’eccezione, in cui le scelte coraggiose non siano per forza atti di eroismo, in cui venga riconosciuto il nostro essere uomini e donne comuni, in grado di vivere il presente con le nostre paure, le nostre debolezze, il nostro modo di sognare che ci fa sorridere e ci fa sentire parte di qualcosa. Lo sappiamo che non esisti. Sei un personaggio di un film, ma per tutte queste ragioni abbiamo deciso di credere che tu esista. Abbiamo bisogno che tu esista. Grazie per averci raccontato la tua storia. Non sei tu, è il mondo – che poi è una somma di migliaia di individualità, di sguardi, di scelte – è il mondo, è il mondo che non si è fermato prima”.
In quel momento ho capito davvero perché avevo scelto di partire: per aumentare la mia consapevolezza e cercare di comprendere, attraverso i luoghi, ciò che i deportati hanno vissuto.
Il 16 febbraio siamo rientrati. Ho provato malinconia nel lasciare le persone conosciute e le tutor, sempre presenti e attente. Questo viaggio mi ha cambiata: la memoria non è solo ricordo del passato, ma responsabilità verso il futuro. Porterò questa esperienza con me per tutta la vita
L’esperienza è continuata, con mia grande sorpresa, con un incontro di restituzione, abbiamo provato a raccontare ciò che è stato per noi Auschwitz, con parole, la visione del video (prodotto dai nostri accompagnatori) e una poesia scritta da una ragazza dell’indirizzo Socio-Sanitario.
In questo modo abbiamo cercato di condividere parte delle emozioni che ci portiamo dentro da allora.
Quello che ho visto e provato durante il viaggio, non resta solo un ricordo, ma diventa qualcosa che mi accompagna ogni giorno; per cui Auschwitz non è solo un luogo visitato, ma è una consapevolezza che mi aiuta a ricordare, capire e non restare indifferente."
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